"A Palombaro c'era poco lavoro ed anche mal pagato. Per questo ho deciso di lasciare l'Italia".
Venerdì 17 settembre del 1958. Per gli scaramantici una data che non promette nulla di buono; per chi ha necessità di lavorare e portare avanti la famiglia è un giorno che può accendere la speranza di un futuro migliore.
Sì, sono partito da Palombaro il pomeriggio di quel lontano 17 settembre, insieme a Vincenzo Di Sebastiano. Non c’erano soldi e non c’era lavoro; lasciare il paese in cerca di fortuna era l’unica strada percorribile. Sono andato in Germania portando con me tanti dubbi, la nostalgia della mia terra, ma anche la voglia di lavorare e guadagnare per dare certezze e sicurezza ai miei cari.
In quale miniera hai lavorato?
In Germania ho lavorato nella miniera di Emil Mayrisch ad Alsdorf, nel distretto governativo di Colonia. Una miniera che aveva una profondità che andava da 360 a 1.050 metri.
Quale compito svolgevi?
L’attività principale che ho svolto è stata quella del montaggio dei binari nelle miniere e di operatore delle macchine e scavatrici.
C’erano altri palombaresi che lavoravano con te?
Sì, ce ne erano diversi: Domenicangelo Falcone, Berardino e Arcangelo Odorisio, Francesco D’Angelo e Vincenzo Di Sebastiano. Un bel gruppo e ci siamo fatti forza per andare avanti anche nei momenti più difficili.
Cosa provi quando ripensi a quegli anni passati in Germania?
Ho sentimenti contrastanti. Io ero giovane e con tanto coraggio. Il lavoro in miniera era duro, faticoso ed era difficile anche avere rapporti amichevoli con i lavoratori tedeschi. La lingua diversa non ci aiutava ed anche per questo spesso ci riunivamo tra italiani. Confesso però, che il passare degli anni ha affievolito i ricordi brutti lasciando più spazio a quelli belli anche perché i sacrifici fatti sono serviti a qualcosa.
Hai avuto degli incidenti in miniera?
Un paio di volte ho rischiato parecchio ed ho avuto paura di morire, ma mi è andata bene. Poi, più di una volta, ho avuto infortuni alle mani, ma senza gravi conseguenze. Infortuni del genere, in miniera sono all’ordine del giorno.
Dove abitavi?
Come la maggior parte degli altri italiani il periodo più difficile è stato quello iniziale, dell’ambientamento. Nei primi tempi ho abitato in vere e proprie baracche, in condizioni davvero al limite della decenza. Poi sono passato in una casetta della società che gestiva la miniera. Stavo da solo, in una cameretta che aveva un letto, un armadio ed un lavandino. Il bagno, ovviamente, era in comune con gli altri minatori che vivevano lì.
Ricordi il tuo primo stipendio?
Sì, lo ricordo. Erano 600 marchi, bei soldi per quell’epoca.
Come ti sei ambientato in una nazione diversa dall’Italia? Hai avuto difficoltà con la lingua?
Ho scelto la Germania perché si poteva entrare con il permesso di turismo. Sono stato male per sei mesi perché era impossibile comunicare. Ma un po’ alla volta ho imparato la lingua ed oltre che con gli italiani, mi sono trovato bene anche con le persone del posto. Io mi comportavo correttamente con loro e loro facevano altrettanto con me.
Come trascorrevi il tempo libero?
Il lavoro era talmente pesante che appena avevo un po’ di tempo a disposizione riposavo o facevo lunghe passeggiate. Qualche volta insieme agli amici, andavamo anche a ballare o alle feste del paese. Dove mi trovavo io non si celebrava Santa Barbara, ma c’erano un grande Carnevale, un grande Natale ed un fantastico Capodanno.. Insomma: fatica e sudore, ma noi palombaresi sapevamo anche divertirci.


